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Il Marocco è un paese berbero-arabo nel nord-ovest dell'Africa il cui nome deriva da Marrakech, capitale e città imperiale tra il 1062 e il 1273. Abitato fin dalla preistoria dai berberi, il paese conobbe la colonizzazione di vari popoli come fenici, cartaginesi, romani, vandali, bizantini e infine dagli arabi. Nel 788, salì al potere per la prima volta una dinastia araba, quella degli Idrissidi, che regnò fino al 917 e che diffuse l'islam tra le popolazioni berbere.

Preistoria

La cultura Capsiano è stata portata in Marocco nel Neolitico (8000 a.C. circa), nel momento in cui il Nord Africa era meno arido di quanto non lo sia oggi [1] en:Prehistoric Central North Africa. La lingua berbera si è probabilmente formata più o meno nello stesso periodo, così come l'agricoltura che è stata sviluppata dalle popolazioni indigene e dagli immigrati che giunsero successivamente in queste terre. Queste altre popolazioni sono gli arabi, gli iberi, i fenici, i sefarditi, i sub-sahariani e gli africani.

Storia antica

La Mauretania


Antica regione dell'Africa Settentrionale, oggi divisa tra il Marocco e l'Algeria, abitata dai Mauri. Regno indipendente dal IV secolo a.C., subì l'influenza di Cartagine. Fu assoggettata dai romani in seguito all'uccisione dell'ultimo re Tolomeo (40 d.C.) e divenne, nel 42 a.C., la provincia della Mauretania Tingitana. Nel 429 d.C., dalla penisola iberica, giunsero in questa regione i Vandali, che quasi un secolo dopo, nel 533 furono sconfitti dai bizantini, guidati da Belisario.
Dinastie islamiche [modifica]

Nel 683, circa 50 anni dopo la morte del Profeta dell'Islam, Maometto, il Marocco viene conquistato dalle truppe di ʿUqba b. Nāfiʿ.
La dinastia degli Idrisidi [modifica]

Circa un secolo dopo, nel 788, sale al potere per la prima volta una dinastia locale, quella degli Idrissidi (fondata proprio in Marocco da Idris I), che regnò fino al 917, che diffusero l'islam tra le popolazioni berbere. Sotto questa dinastia, venne fondata Fes, che divenne un importante centro culturale, religioso e commerciale.

Il califfato omayyadi di al-Andalus

L'ultimo Idriside, fece l'errore di ritirare la fedeltà ai Omayyadi a favore degli Fatimidi, fu deposto e giustiziato nel 985 dal califfo di Cordoba.

La dinastia degli Almoravidi [modifica]

Almorávidi: il loro impero rappresentato in verde.

Originario del Sahara Occidentale e Nell'XI secolo, un capo dei Lamtūna («uomini velati», antecedenti dei Tuareg), rilevando la mancanza di una buona conoscenza dell'Islam da parte dei suoi uomini, si rivolse al religioso ʿAbd Allāh Ibn Yāsīn, di scuola giuridica (madhhab) malikita e puritano. Da principio il suo insegnamento non ebbe successo. Si decise quindi a fondare un ribāṭ (convento fortificato, da qui il nome di al-Murābiṭūn, «quelli del ribāṭ»), nell'isola di Tidra in Mauritania. Predicava innanzi tutto l'obbedienza alla lettera (ovvero alla lingua) e ai precetti del Corano e l'importanza della disciplina. Trovò rapidamente successo, fondò un esercito di neo-convertiti e attaccò l'impero del Ghana nel 1076.

Yūsuf Ibn Tāshfīn succedette in seguito a Ibn Yāsīn, morto in combattimento, ed è considerato il primo sovrano almoravide. Fondò Marrakech nel 1060, e Tlemcen nel 1080. Tra il 1063 e il 1082, lavorò per unificare il Marocco e l'Algeria occidentale, fondando il regno di Tlemcen. Nel 1086, venne invitato dai principi arabi di Spagna, i cosiddetti "re delle Taifa", ad aiutarli contro Alfonso VI di Castiglia. Sbarcato il 30 giugno, Ibn Tāshfīn venne raggiunto dai re di Siviglia, Granada, Malaga e Badajoz, e il 23 ottobre inflisse una severa sconfitta a Alfonso VI a Sagrajas (Zallaqa per gli Arabi), non lontano da Badajoz. Rientrò in seguito in Nordafrica per sistemare i suoi affari, prima di essere richiamato nel 1089.

Vedendo che i signori arabi complottavano l'uno contro l'altro e anche contro di lui, appoggiandosi alle autorità religiose locali si rese padrone di tutto al-Andalus tra il 1090 e il 1094. Nonostante il suo relativo insuccesso nei confronti dei cristiani ai comandi del Cid, fu questo l'apogeo raggiunto dagli Almoravidi. Ibn Tāshfīn morì nel 1106, all'età, secondo la tradizione di 100 anni. Gli succedette ʿAlī ibn Yūsuf ibn Tāshfīn. Egli ingrandì e consolidò l'impero almoravide, ma si scontrò con la resistenza dei principi cristiani e con l'agitazione dei berberi Almohadi, ostili alla dottrina malikita, che predicavano la guerra santa ( jihād ) contro gli Almoravidi.

Nel 1142, quando morì, l'agitazione almohade era al suo culmine. Nel 1145, il suo successore, Tāshfīn ibn ʿAlī si uccise cadendo in un precipizio mentre fuggiva dopo una sconfitta nei pressi di Orano. Vi furono in seguito ancora due re almoravidi, ma si trattava solo di governanti-fantoccio. Con la conquista di Marrakech del 1147 suonò l'ora della fine della dominazione Almoravide in Africa. Gli Almoravidi, conosciuti come Banu Ghanya si spostarono successivamente alle Baleari e in Tunisia. Una curiosità è che il cognome Murabit e le sue derivazioni Mourabit, Morabito e Murabito sono particolarmente diffusi in Marocco, Tunisia, Mauritania, Sicilia Orientale e Calabria meridionale.

La dinastia degli Almohadi

Agli Almoravidi fece seguito un'altra dinastia di regnanti di origine berbera, gli Almohadi, che regnò fino al 1269, controllando un grande territorio, che oltre al Marocco, comprendeva l'Algeria, la Tunisia, la Libia e alcune regioni della Spagna e del Portogallo.

La Giralda di Siviglia in Spagna, uno dei capolavori dell'arte almohade

Muhammad ibn Tūmart, originario della tribu berbera dei Masmūda nella regione del Sous (berbero Sus; arabo Sūs), nell'Anti-Atlante, era figlio di un addetto all'accensione delle lampade di una moschea e noto per la sua religiosità e per la sua deformità fisica. Influenzato dallo sciismo, si oppose alla scuola giuridica (madhhab) malikita imposto dalla dinastia regnante, gli Almoravidi. Dopo essere stato cacciato per aver suscitato disordini, si rifugiò nell'Alto Atlante, a Tinmal dove organizzò una comunità militare e religiosa (il Consiglio dei Dieci e il Consiglio dei Cinquanta) intorno ad un Islam rigido ed austero, e nel 1121 si proclamò Mahdi (il "ben guidato" che tornerà alla fine del mondo).

È assai probabile che la sua influenza non sarebbe sopravvissuta alla sua persona se non avesse trovato come luogotenente ‛Abd al-Mù’min, un altro Berbero d'Algeria che fu indubbiamente un militare e un politico di prim'ordine. Quando Ibn Tūmart morì, nel 1128, ‛Abd al-Mù’min tenne segreta per due anni la sua scomparsa, fino a che non si fu affermata la sua personale influenza. Sotto il suo comando furono conquistate, una dopo l'altra, Tlemcen, Fez e infine Marrakech, la cui caduta segnò la fine totale della dinastia almoravide, nel 1147. A poco a poco ‛Abd al-Mù’min estese la sua autorità su un impero che comprendeva l'insieme del Maghreb e il Bilād al-Andalus occidentale (presa di Cordova nel 1148 e di Granada nel 1154).

Si proclamò califfo e comandante dei credenti, rinnegando così la sovranità degli Abbasidi, ed impose il principio di ereditarietà dinastica. Suo figlio, Abū Ya‘qūb Yūsuf (1163–1184), poté così succedergli alla sua morte nel 1163. Quest'ultimo, e suo figlio Abū Yūsuf Ya‘qūb al-Mansūr, «il Reso vittorioso [da Dio]» (1184–1199), terzo califfo, continuarono la sua opera ed estesero la loro autorità a tutta la Spagna islamica, infliggendo nel 1195 una sconfitta ad Alfonso VIII di Castiglia nella battaglia di Alarcos. In Africa riuscirono a scacciare le guarnigioni collocate nelle città costiere dai re normanni di Sicilia.

La dinastia dei Merinidi 


Originariamente erano nomadi che vivevano nel nord del Sahara. La desertificazione progressiva della regione e l'avanzata degli Hafsidi dell'Ifriqiya (che a partire dal 1229 sostituirono gli Almohadi in Tunisia, Algeria e nord ovest della Tripolitania) li spinsero verso l'est del Maghreb. Dopo che, nel 1212, gli Almohadi nella penisola iberica, furono sconfitti dall'unione degli eserciti castigliani, aragonesi-catalani, navarresi e portoghesi (non parteciparono alla battaglia solo le truppe del León), nella battaglia di Las Navas de Tolosa, dal 1215, i Merinidi iniziarono a combattere i loro correligionari per sostituirsi ad essi nel governo della parte occidentale del Maghreb, riuscendo nell'impresa in una quarantina d'anni. Il loro nuovo dominio si estendeva dal Mar Mediterraneo ai monti del Rif e dell'Atlante, all'Oceano Atlantico, con le città di Taza e Fès in posizione centrale. Nel 1269, posero fine alla dinastia almohade, con la presa di Marrakesh, ultimo loro baluardo.

Dal 1275, i Merinidi parteciparono attivamente alle lotte dei Nasridi del Sultanato di Granada contro gli attacchi dei regni cristiani della penisola iberica. Nel XIV secolo tentarono anzi di estendere il loro dominio sulla penisola, riuscendo a riconquistare Gibilterra e una parte dell'Andalusia (1333), ma furono fermati all'assedio di Tarifa e con la sconfitta subita, assieme al loro alleato, il Sultano di Granada, Yūsuf I, al rio Salado (detta anche Battaglia di Tarifa), nel 1340, ad opera di truppe castigliane e portoghesi, dovettero abbandonare definitivamente la penisola iberica.

Nel 1358, alla morte del re merinide, Abū `Inān Fāris, ucciso da uno dei suoi visir, iniziò la decadenza della dinastia: fatto che permise ai regni cristiani della penisola iberica di portare la guerra sul loro dominio, permettendo loro di installarsi in alcune località della costa. Contemporaneamente i loro visir accrescevano sempre più i loro poteri sino a che una famiglia di visir (i Banū Wattāṣ, o Wattasidi) esautorò definitivamente i Merinidi, sostituendosi a loro nell'esercizio del governo ed assumendo i pieni poteri sulle regioni dell'attuale Marocco.

La dinastia degli Wattasidi

I Wattasidi, succeduti ai Merinidi, non riuscirono a contrastare l'avanzata nel continente africano degli europei, tanto che nel 1497 Melilla cadde in mano spagnola.

La dinastia degli Saaditi

Dove fallirono i Wattasidi, riuscirono invece i rappresentanti della dinastia dei Saaditi, che nel 1541 sconfissero i portoghesi ad Agadir, fermandone l'espansione in Marocco, e pochi anni più tardi, nel 1554, succedettero definitivamente ai Wattasidi, aiutati anche dal fatto di poter vantare una discendenza diretta dal Profeta. Risale alla battaglia di al-Mansour 1578 la definitiva sconfitta dei portoghesi in terra africana. A questi successi militari fece seguito un periodo di pace e stabilità sociale che favorì un'importante sviluppo delle arti e delle scienze.

La dinastia degli Alawiti 

Intorno al 1660 sale al potere la dinastia degli Alawiti o Alawidi (per non confonderli con la setta degli Alawiti), che attualmente regna in Marocco. Anch'essa vanta una discendenza dal Profeta, attraverso la figlia Fatima e il cugino Ali, suo consorte; tuttavia, sono sunniti e non sciiti. Tale ascendenza sceriffale, riconosciuta in Marocco con il titolo di Moulay o Mulay, ha fornito loro la legittimità per sopravvivere al colonialismo fino all'indipendenza.

A questa dinastia appartiene Mulay Ismaïl, secondo sultano, che regnò dal 1672 al 1727 e combatté efficacemente gli europei, a cui strappò diversi porti africani, e gli ottomani. Alla sua morte però la potenza del sultanato fu minata per 18 anni da numerose faide intestine, tanto che il controllo del sultano si ridusse ad appena un terzo del territorio originariamente controllato.

Il colonialismo

È alla fine del XVIII secolo che risalgono le prime penetrazioni di tipo commerciale delle potenze europee, Francia e Gran Bretagna per prime. Nel corso del XIX secolo, divenuto il Marocco oggetto dell'interesse delle potenze coloniali, sulla spinta di forze nazionalistiche il sultano del Marocco tentò di riprendere il controllo delle città di Ceuta e Melilla. Il tentativo fallì per la pronta reazione della Spagna, che portò all'occupazione di Tétouan nel 1860 e al pagamento di ingenti somme come riparazione per i danni di guerra.

All'inizio del XX secolo risalgono le prime occupazioni francesi in terra marocchina, che intendevano conttrapporsi alla influenza spagnola sulla regione. Nel 1904, con l'avallo della Gran Bretagna che in cambio ottenne il riconoscimento Francese e Spagnolo di legittimo possesso dell'Egitto, Francia e Spagna decisero di dividersi la sfera d'influenza sul paese. A questo accordo si oppose però la Germania che offrì il suo aiuto al sultanato. La situazione di stallo si risolse con la conferenza di Algeciras del 1906, che istituiva un controllo internazionale sul Marocco, a garanzia degli interessi economici dei paesi europei. Nel 1908 Abd al-Aziz fu deposto per la sua debolezza, prima dai nobili del sud e poi dagli ulema di Fez, che fecero salire al trono il fratello maggiore ‘Abd al-Hafīz.

Nell'estate del 1911 scoppiò la crisi di Agadir tra Francia e Germania che portò i tedeschi ad inviare la Panther, nel porto di Agadir: sembrava il preludio di una guerra tra le due potenze. La crisi fu invece risolta per via diplomatica, con il riconoscimento tedesco del protettorato francese sul Marocco ed in cambio l'Impero Tedesco ottenne delle rettifiche territoriali a vantaggio del Camerun Tedesco da parte della Francia. Il 30 marzo 1912 con il trattato di Fez il sultano alawita ‘Abd al-Hafīz accettò di riconoscere la condizione di protettorato del Marocco: il regno diventava a tutti gli effetti una colonia francese; la Spagna conservava il controllo diretto su alcune parti del paese, come il Rif, Tarfaya e Ifni. A causa delle rivolte scoppiate in tutto il paese, ‘Abd al-Hafīz dovette abdicare: gli succedette il fratello Yusef ben Hassan.

Il trattato fu come un segnale di via libera all'insediamento di decine di migliaia di francesi: in breve tempo fondarono numerose nouvelle villes e sotto le direttive del governatore Lyautey, furono costruite strade, ferrovie e acquedotti. Ebbe luogo anche la riorganizzazione amministrativa del paese che, pur sempre politicamente unito, fu diviso in tre regioni d'influenza:
il protettorato francese, governato da Rabat, dove risiedeva il sultano
il Marocco spagnolo, protettorato con capoluogo Tétouan, dove risiedeva un califfo nominato dal sultano
Tangeri, città internazionale

La Francia reagì alle rivolte che scoppiavano un po' in tutto il paese occupando Marrakech e Agadir. Iniziò un periodo di rivolte e susseguenti repressioni delle autorità francesi, che ottennero il controllo delle città ma non delle campagne. Nel 1920 la rivolta di alcune tribù del Rif, costata la vita ad oltre 15.000 soldati spagnoli, diede origine alla Repubblica del Rif indipendente: sotto la guida del condottiero Abd el-Krim, resistette a francesi e spagnoli fino alla metà degli anni '30. Per sedare la rivolta dovettero intervenire pesantemente i francesi, forti di un contingente di circa 100.000 soldati: la campagna durò almeno fino al 1934 e costò alla Francia la perdita di almeno 30.000 uomini.

Nel 1927 Yusuf morì e gli succedette il figlio Mohammed ben Yusef, che salì al trono come Mohammed V. La Francia impose sul Marocco la propria amministrazione diretta, sulla falsariga del modello applicato nella vicina Algeria. Allo stesso tempo iniziò una politica che prevedeva il riconoscimento delle specifiche diversità culturali delle tribù berbere, attirandosi per questo l'accusa da parte della componente araba del paese di voler dividere il Marocco in due.

L'occupazione tedesca della Francia nel 1940, con la conseguente creazione dell'armata di resistenza francese in Africa sotto il comando del generale Charles De Gaulle e lo sbarco delle truppe alleate (specie americane) in Marocco nell'autunno 1942, portarono all'entrata in guerra di truppe marocchine che, al fianco degli alleati, parteciparono alle campagne in Italia, Francia e Germania.

Nel 1944 fu fondato il partito nazionalista Istiqlal, il cui programma puntava esplicitamente all'indipendenza del paese dalla Francia; il partito ottenne il sostegno della componente araba della società marocchina e del sultano, che per questo nel 1953 fu obbligato a lasciare il paese.

Indipendenza 

Al termine della guerra, il partito Istiqlal chiese agli Stati Uniti e alla Gran Bretagna l'appoggio per la causa indipendentista. La Francia, impegnata nelle crisi d'Algeria e d'Indocina, cercò di arrivare ad una soluzione negoziale: vi si arrivò nel 1956 con il riconoscimento franco-spagnolo dell'indipendenza del Marocco, ad eccezione di alcune città: Tangeri fu restituita alla sovranità marocchina solo alla fine del 1956, mentre per Tarfay si dovette aspettare il 1958.

Nel 1957 Mohammed V fu nuovamente riconosciuto sovrano e richiamato dall'esilio. Quando morì, per un attacco cardiaco nel 1961, gli succedette il figlio, con il nome di Hassan II: il potere del sovrano era molto debole e per rafforzarlo egli adottò ben presto una politica di forza. L'anno successivo al suo insediamento al trono fu approvata una nuova costituzione e nel 1963 si tennero le prime elezioni nazionali. La costituzione fu sospesa da re Hassan II nel 1965 a seguito di sollevazioni popolari, causate sia dalla situazione politica sia da un grave crisi economica.

Quanto a politica estera, nel 1963 il Marocco intraprese le ostilità con l'Algeria a seguito di dispute territoriali: era la Guerra della sabbia. Sul fronte interno il re perseguì una dura repressione contro ogni forma di opposizione nel paese, al fine di consolidare il proprio potere; in quello che è conosciuto come il periodo degli Anni di piombo, Hassan II subì due tentativi di colpo di stato e un attentato tra il 1971 e il 1972.

Nei primi anni settanta emerse l'evidente importanza economica dei ricchissimi giacimenti di fosfati presenti nel Sahara Occidentale; la politica marocchina motivò fortemente la popolazione a stabilirsi in quella regione: fu la cosiddetta "Marcia Verde". Senza spargimento di sangue, già nel 1976 due terzi del territorio sahariano erano annessi al regno, mentre la parte restante fu occupata dalla Mauritania. L'annessione non è ancora oggi stata riconosciuta dal Fronte Polisario, né da diversi stati africani: la popolazione locale, i sahrāwī, invocano il diritto all'autodeterminazione dei popoli.

Nel 1981, a seguito della decisione del re di concedere al Fondo Monetario Internazionale l'aumento dei prezzi dei generi di prima necessità, la popolazione insorse: il sovrano scelse il pugno di ferro e inviò i carri armati per placare la Rivolta di Casablanca, causando centinaia di morti e migliaia di feriti. I tumulti tuttavia si protrassero, mentre il malcontento dilagava: solo negli anni novanta ci fu una distensione dei rapporti tra il monarca e i marocchini, con l'istituzione della "Commissione per la Verità e Riconciliazione", per investigare nei casi di mancato rispetto dei diritti umani; a seguito dell'alleanza con gli Stati Uniti, il Marocco fu poi uno dei primi paesi islamici a riaprire i rapporti con Israele: per contro questo causò un allontanamento dal resto del mondo arabo.

Il Marocco affrontò le minacce dei fondamentalisti islamici a partire dalla seconda metà degli anni ottanta, nonostante il re godesse di un vasto prestigio nella comunità religiosa, in quanto discendente diretto del profeta Maometto. Nel 1986 iniziarono i lavori per la costruzione dell'enorme moschea Hassan II, a Casablanca: l'intenzione era di aprirla in occasione del sessantesimo compleanno del monarca, nel luglio del 1989; in realtà i lavori si protrassero fino al 1993, in larga parte finanziati dalla cittadinanza. Successivamente, anche per le pressioni internazionali, il re liberò oltre 2000 oppositori politici, e nel 1994, dopo averlo graziato, permise il ritorno nel paese ad uno dei suoi principali oppositori politici, il socialista Mohamed Basri. Questo valse al paese una serie di accordi commerciali preferenziali con l'Unione Europea, firmati nel 1995.

Nel 1997 Hassan II ottenne il consenso dell'opposizione per una nuova costituzione. Le elezioni di quell'anno furono vinte dal principale partito di opposizione, l'"Unione Socialista delle Forze Popolari", a cui fu affidata la formazione e guida del nuovo governo: tra le prime azioni intraprese ci fu la riapertura con l'Algeria, con la quale le relazioni erano interrotte da oltre cinquant'anni.

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